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Ipotizziamo per un istante come sarebbe potuto diventare il mondo, se l'imperatore romano Valente fosse riuscito a sconfiggere le armate dei Goti durante la battaglia di Adrianopoli del 378 dopo Cristo.
Le legioni romane fermarono la più organizzata ondata di barbari che si era finora abbattuta sulla frontiera danubiana. L'Impero Romano continuò a rafforzarsi, pur con alterne vicende, e resse allo scontro con le successive ondate barbariche. I mussulmani terminarono la loro espansione territoriale sulle alture del Sinai, fermati dai legionari romani. Il cattolicesimo divenne religione di stato mentre il confine dell'Impero Romano, ambizione augustea, raggiunse il fiume Elba.
Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi possibili finché non apparve nuovamente all'orizzonte lo spettro delle invasioni barbariche. Nel 1240 dopo Cristo un temibile nemico si affacciò ai sacri limiti dell'impero e ne minacciò la sopravvivenza. L'erede di Attila, dalle pianure della Scizia, giunse a minacciare i confini dell'Impero.
Nelle pagine seguenti si narra di quando i Mongoli dell'Orda d'Oro, guidati dal figlio di Genghiz Khan, Batu il magnifico, s'infransero sui confini dell'Impero Romano e ne fecero tremare la struttura fino alle fondamenta.
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